I
Quartieri
I
toponimi dei quartieri richiamano alla memoria le particolari vicende
dei luoghi o degli edifici, generalmente di culto, che ne hanno
costituito il punto emergente, come i quartieri di S. Vincenzo,
del Carmine, della Madre Rivinusa, del Roccazzo,
di S. Nicolò, che si distendono ai piedi del Castello.
Il quartiere Purgatorio, ad esempio, prende il nome da una
chiesa dedicata alle Anime Purganti. Di fronte vi era la chiesa
di S. Antonio Abate, fondata in epoca normanna. Alle sue spalle,
quello che un tempo era il quartiere arabo (Rabah). Il tratto di
Mistretta circoscritto fra via Libertà, piazza Vittorio Veneto e
piazza Dogali, è il "cuore" della città, comprendendo la Chiesa
Madre dedicata a Santa Lucia (edificio esistente già nel secolo
XII e completato nel Rinascimento), e le chiese di S. Sebastiano
e S. Francesco. Il quartiere S. Caterina, intitolato alla
martire alessandrina, annovera diversi rioni: "A Nivera",
perché durante le nevicate invernali vi si raccoglieva la neve gelata
da mettere in vendita; "L’acqua ramata", per l’acqua ramosa
che sgorga dalle sue fontane; "U risittaculu", sede dell’acquedotto
comunale; "A maredde", ovvero la strada che porta alla
"Santuzza", ossia la chiesetta dedicata appunto “a Maria”. In
questo quartiere di S. Caterina, si ammirano palazzi a due o tre
piani, con portali, balconi e finestre decorati, dove l’occhio attento
può avvertire il passaggio dalle forme barocche allo stile neoclassico.
Sono i palazzi della nuova urbanizzazione che si rafforza nel Sei-Settecento
e si consolida nell’Ottocento con il quartiere Saddio, che
con i suoi dodici palazzi testimonia l’elevato reddito dei residenti
appartenenti all’alta borghesia. Dai quartieri più arroccati, quindi,
la città si espande nei luoghi più accessibili. Il tessuto urbano
si articola in ampie vie rettilinee. Le strade principali divengono
acciottolate; due fasce di basolato rendono più agevole e spedito
il transito dei carri che trasportano le merci per le fiere che
si tengono fuori dalla porta S. Caterina. Nel quartiere di S.
Biagio, troviamo "U munte" e "U palo. I toponimi
ricordano "u munte" dei Pegni e "u palo" al quale in epoca saracena,
si impiccavano i condannati a morte. Nel quartiere di S. Giovanni
la presenza della via Ughetti, ossia "U ghetto", fa ipotizzare
la presenza di una comunità ebraica, la stessa tipologia delle abitazioni
sembra confermare tale tesi. Nel quartiere di S. Giuseppe
è possibile trovare il cosiddetto "ospedale vecchio” opera
cinquecentesca del benefico finanziatore Filippo Pizzuto. Gli ospedali
fornivano un prezioso servizio sociale, impegnati a curare malanni
e pestilenze. La vita materiale emerge nel rione Petra Pilata
(pietra viva) del quartiere del SS. Rosario, per la presenza
delle pietre del lavatoio utilizzate dalle donne di casa sino alla
fine dell’Ottocento. Come dire: la città dell’arte e del quotidiano.
Fonte:
www.celeste-ots.it
Testo:
Walter Bertrand
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Fontana "Palo"

Via Ughetti
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